Verso il 2030 e il 2050: Il Ruolo di AB nel Ripristino della Natura in Italia
Il cammino verso la rigenerazione degli ecosistemi italiani ha segnato una tappa fondamentale con l’adozione della Nature Restoration Law (Regolamento UE 2024/1991). Questo pilastro della Strategia UE sulla Biodiversità per il 2030 non è solo un obbligo normativo, ma una sfida collettiva per invertire il declino della natura.
In questo contesto, come evidenziato dai recenti dati e approfondimenti di ISPRA, l’Italia è chiamata a definire il proprio Piano Nazionale di Ripristino (PRN), un documento strategico che guiderà gli interventi di recupero sul territorio nei prossimi decenni.
La sfida: Oltre i confini delle aree protette
I dati scientifici sono inequivocabili: il 91% degli habitat italiani si trova in uno stato di conservazione cattivo o inadeguato. Sebbene le aree protette e i siti della Rete Natura 2000 rappresentino una ampia porzione del territorio, oggi sappiamo che, da soli, non sono sufficienti.
La realtà dimostrata dalle evidenze ecologiche è chiara: per raggiungere gli obiettivi climatici e di biodiversità fissati per il 2030 (ripristino del 20% delle zone terrestri e marine degradate) e il 2050 (ripristino di tutti gli ecosistemi che ne hanno bisogno), non possiamo limitarci a “isole” di protezione. È necessario intervenire laddove la natura è più vulnerabile: nelle zone agricole, negli ecosistemi urbani, lungo i fiumi e nei territori non soggetti a vincoli di tutela.

L’impegno di AB: Vigilanza e strategia territoriale
AB si pone come garante e osservatore attivo nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripristino. La nostra missione è chiara: vigileremo affinché la strategia scelta e, soprattutto, l’allocazione delle risorse non si limitino a mantenere l’esistente, ma si espandano con coraggio verso le aree non protette.
Ecco i punti cardine della nostra azione:
- Monitoraggio delle risorse: Verificheremo che i finanziamenti siano destinati a progetti di restauro ecologico capaci di generare connettività tra habitat diversi, superando la frammentazione territoriale.
- Inclusione dei territori “Dimenticati”: Sosterremo interventi di ripristino in aree degradate non vincolate, dove il potenziale di rigenerazione può fare la differenza per la resilienza ai cambiamenti climatici e la sicurezza del suolo.
- Supporto ai Target 2030-2050: Agiremo affinché le tappe intermedie non siano semplici scadenze burocratiche, ma risultati tangibili in termini di servizi ecosistemici per i cittadini.
Il ruolo delle AFV come OECM
In questa visione allargata, le Aziende Faunistico Venatorie (AFV) possono rappresentare una risorsa determinante. Se gestite con una visione orientata alla sostenibilità e alla tutela degli habitat, le AFV hanno i requisiti per essere riconosciute come OECM (Other Effective area-based Conservation Measures).
Si tratta di aree che, pur non essendo classificate come “protette” in senso tradizionale, garantiscono una conservazione efficace e duratura della biodiversità. L’integrazione delle AFV nel sistema delle OECM permetterebbe di:
- Valorizzare la gestione privata attiva del territorio a fini conservazionistici.
- Contribuire al raggiungimento dei target internazionali (30% di territorio tutelato entro il 2030), riconoscendo il valore ecologico di aree finora considerate “grigie”.
- Creare corridoi ecologici fondamentali tra le aree protette esistenti, aumentando la resilienza complessiva del paesaggio.
Comprendere il Piano Nazionale di Ripristino
Per approfondire come l’Italia intenda muoversi operativamente, vi proponiamo la visione di questo recente contributo video di ISPRA:
Il video illustra chiaramente come il PRN non sia solo un documento burocratico, ma il “motore” che tradurrà i target europei in cantieri di ripristino reali. Come AB, riteniamo fondamentale questo passaggio: il video sottolinea l’importanza di una visione sistemica, la stessa che ci spinge a chiedere che il Piano non si fermi alle aree già protette, ma diventi un’opportunità di riscatto per tutto il territorio rurale e naturale italiano.
Perché intervenire ora?
Il ripristino della natura non è solo un atto di tutela ambientale, ma un investimento economico e sociale. Ecosistemi sani significano acqua più pulita, maggiore protezione da alluvioni e siccità, e una biodiversità in grado di sostenere l’agricoltura e il benessere umano.
AB sarà in prima linea per assicurare che il Piano Nazionale di Ripristino sia davvero una strategia di sistema, capace di rigenerare l’intero mosaico paesaggistico italiano, senza lasciare indietro nessun territorio.
Per maggiori informazioni sui dati tecnici e scientifici che supportano il PRN, è possibile consultare la sezione dedicata sul sito di ISPRA – Ripristino della Natura.