Piano Faunistico Venatorio Toscana: la disinformazione danneggia i cacciatori
Nonostante le evidenze e i dati di fatto, continuano a circolare notizie fuorvianti e ricostruzioni fantasiose sul nuovo Piano Faunistico Venatorio della Toscana. Ci eravamo già occupati dell’argomento in passato, fornendo una lettura corretta del provvedimento e allegando il link al testo ufficiale affinché chiunque potesse verificare di persona. Evidentemente, però, la disinformazione fa più notizia della realtà.
Ci troviamo davanti a una presa di posizione prettamente politica: una sorta di braccio di ferro intrapreso da alcune sigle venatorie contro la Giunta e il Consiglio regionale. In questo scenario, la critica a presunte decisioni tecniche che danneggerebbero la categoria appare come una scusa evidente e priva di fondamento. Si proclama fedeltà alla maggioranza mentre si va a braccetto con la minoranza, ma a quale scopo? Non certo per fare l’interesse dei cacciatori.
Il rischio concreto: lo stop alla stagione venatoria
L’intento di rallentare l’iter di approvazione del Piano, rinviandolo sine die, comporta un rischio enorme: prestare il fianco a ricorsi al TAR che potrebbero bloccare la prossima stagione venatoria.
Il paradosso è che questa spinta al rinvio non proviene dal mondo ambientalista, ma da una parte di quello venatorio, e senza alcuna base solida. In tutte le sedute del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale viene infatti ribadito un concetto chiaro: senza il Piano non è possibile aprire la caccia, in base agli articoli 10 e 14 della legge 157/92.
Chi blocca il testo si assume una responsabilità enorme. L’obiettivo comune dovrebbe invece essere quello di mettere al sicuro il Piano nel minor tempo possibile.
Facciamo chiarezza: la verità su appostamenti e caccia in braccata
Ma su cosa vertono, nello specifico, le critiche? I nodi del contendere sarebbero la caccia in braccata al cinghiale e gli appostamenti fissi, entrambi definiti “a rischio” dai detrattori. Tuttavia, nessuno specifica quale sia il problema reale, per il semplice fatto che nel testo non c’è nulla di tutto ciò. Anzi, la realtà è l’esatto contrario:
- Appostamenti fissi: le strutture in zone particolari, che fino a oggi rischiavano concretamente la decadenza, vengono finalmente messe al sicuro in maniera definitiva. Chi afferma il contrario è in grado di citare il punto preciso del Piano, o si tratta solo di polemica e fumo negli occhi?
- Caccia in braccata: nel testo del Piano Faunistico Venatorio non esiste alcun elemento che metta in discussione questa pratica.
E allora cosa c’è che non va? La premessa del documento? In parte forse sì, ma non ha comunque riflessi concreti sulla gestione pratica della caccia. Il dubbio è che si tratti solo della ricerca di una visibilità politica ultimamente un po’ appannata.
Un Piano equilibrato per il futuro della caccia in Toscana
È necessario abbassare i toni e procedere rapidamente con l’approvazione del Piano, uscendo finalmente da un pericoloso vuoto normativo. Bisogna agire per il bene della categoria e non per interessi personalistici.
Il Piano Faunistico Venatorio della Toscana è uno strumento equilibrato e lontano da forzature ideologiche che:
- Tutela gli imprenditori agricoli senza penalizzare i cacciatori;
- Bilancia perfettamente le necessità della conservazione ambientale;
- Scuda la Regione da ricorsi contro il calendario venatorio.
L’approvazione immediata è l’unica vera garanzia per evitare il caos e tutelare il futuro della caccia sul nostro territorio.