Clamoroso strappo nel fronte ambientalista contro le maxi pale eoliche

Una lettera aperta, scritta “con il cuore pesante” da decine di intellettuali, storici dell’arte e storici difensori del territorio, ha preso di mira i giganti delle associazioni green italiane: Greenpeace, Legambiente e WWF.

L’accusa? Quella di essere diventati troppo permissivi — se non addirittura “accondiscendenti e giustificatori” — di fronte all’avanzata selvaggia di impianti eolici industriali e distese di pannelli fotovoltaici a terra che minacciano di devastare i paesaggi più iconici d’Italia.

Ecco cosa sta succedendo dietro le quinte di una polemica destinata a ridefinire i confini della transizione ecologica nel nostro Paese.

I firmatari eccellenti: da Augias a Sgarbi, uniti contro gli “eco-mostri”

Non si tratta della solita protesta locale. A firmare il duro atto d’accusa sono personalità di spicco della cultura, del giornalismo e della tutela dei beni culturali in Italia. Tra i nomi principali figurano:

  • Corrado Augias
  • Susanna Tamaro
  • Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Sgarbi
  • Storici dell’arte e del paesaggio del calibro di Salvatore Settis e Tomaso Montanari
  • Francesco Pratesi (presidente di Italia Nostra Toscana e figlio di Fulco Pratesi che fondò il WWF Italia). con cui avevamo avuto modo di confrontarci sul medesimo tema

Uniti da una preoccupazione comune, questi intellettuali hanno lanciato una provocazione pesantissima: «Sareste disposti a bruciare la Gioconda per ottenere energia?»

Le accuse a Legambiente, WWF e Greenpeace: “Troppo accondiscendenti”

Secondo quanto emerso dall’appello (ripreso inizialmente dal Corriere della Sera), il fronte dei firmatari contesta il radicale cambio di rotta delle storiche sigle ecologiste. Se un tempo queste associazioni erigevano barricate a difesa della natura, oggi — secondo la lettera — “apparite persino come i più intransigenti nella difesa di qualsiasi progetto, anche i più inaccettabili”.

Sotto la lente d’ingrandimento finiscono i progetti che lambiscono luoghi di immenso valore storico e culturale come i dintorni di Orvieto o le Crete Senesi, oltre all’Appennino selvaggio. L’accusa principale è quella di fare il gioco di multinazionali e speculatori finanziari nascosti dietro la bandiera della transizione ecologica, ignorando le alternative come l’installazione dei pannelli sui tetti dei capannoni industriali o su aree già compromesse.

La lettera accende un faro anche sulle partnership commerciali, citando (pur senza nominarla direttamente) l’iniziativa dei Parchi del Vento di Legambiente, sponsorizzata da grandi player dell’energia eolica.

La replica di Legambiente: “La priorità è il cambiamento climatico”

La risposta dei vertici dell’associazionismo non si è fatta attendere. Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ha respinto le accuse rivendicando la totale trasparenza delle iniziative e spostando l’asse del discorso sulle priorità globali:

“Non diciamo sì a tutte le rinnovabili. Diciamo anche dei no. Ma dire no alle pale in mare aperto che non si vedono da riva non ha senso. Ci sono delle priorità. E la nostra priorità è affrontare il climate change che sta devastando l’Italia”.

Per Ciafani, insomma, non c’è spazio per i finanziamenti ai combustibili fossili, ma la transizione verso l’energia pulita deve correre veloce per evitare disastri climatici ben peggiori della modifica (temporanea o visiva) del panorama.

Nessuno tra i firmatari nega l’esistenza o la gravità della crisi climatica. Il punto di scontro è puramente metodologico: si può salvare il pianeta distruggendo la terra e la bellezza che calpestiamo? L’Italia, con il suo immenso patrimonio Unesco, non può essere trattata alla stregua di una qualsiasi “superficie da sfruttare”.

La lettera si chiude con l’invito a un confronto pubblico, aperto e trasparente per analizzare dati, costi e reali benefici delle attuali politiche energetiche. Resta da capire se le grandi associazioni green raccoglieranno la sfida o se lo strappo all’interno del fronte ambientalista diventerà ormai insanabile.