Dalla farsa della “scarsa luce” al contenzioso europeo INFR(2021)2016: come il dogmatismo ideologico sta devastando la biodiversità autoctona e le casse dello Stato.
Mentre la Commissione Europea trascina l’Italia davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per la cronica inattività nel contrasto alle Specie Aliene Invasive (IAS), le associazioni animaliste e ambientaliste continuano a inscenare barricate propagandistiche basate su argomentazioni al limite dell’assurdo politico e biologico.
L’ultima trovata emersa nel dibattito sulla Delibera n. 842 del 16/07/2026 della Regione Toscana – che autorizza il prelievo in deroga dell’Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) su tutto il territorio regionale – ha del clamoroso: sostenere che un cacciatore o un operatore abilitato possa scambiare un uccello dal piumaggio BIANCO BIANCO con testa e becco neri per un uccello interamente NERO con testa nuda e becco ROSSO FUOCO.
Un’assurdità eretta a scudo ideologico per bloccare i piani di eradicazione imposti dal diritto comunitario e proteggere, a spese della biodiversità nostrana e dei contribuenti italiani, una specie aliena ad alto impatto predatorio.
Tra le infografiche social diffuse da sigle animaliste per bloccare il piano regionale si legge una tesi disarmante: “Con scarsa luce, le specie possono essere confuse più facilmente”, paventando il rischio che i cacciatori o gli agenti possano abbattere per errore l’Ibis eremita (Geronticus eremita) o il Mignattaio (Plegadis falcinellus).
Metterle a confronto significa smascherare immediatamente la pretestuosità di questo allarmismo

Sostenere che le ore del crepuscolo o la nebbia mattutina possano trasformare un corpo bianco luminoso con becco nero in un corpo completamente nero con la testa e il becco rosso-arancio significa insultare l’intelligenza dei cittadini ed azzerare qualsiasi principio di riconoscimento faunistico.
Se un operatore o un cacciatore non fosse in grado di distinguere una sagoma bianca brillante da una figura totalmente scura a distanza di tiro utile, non solo non dovrebbe impugnare un’arma, ma non gli dovrebbe essere concessa nemmeno la patente di guida. Elevare questo grottesco pretesto visivo a motivo di sospensione dei piani di controllo è solo una mossa dilatoria per paralizzare l’azione pubblica.
Il quadro europeo: la procedura INFR(2021)2016 e il rischio di sanzioni milionarie
Mentre la propaganda animalista parla di “massacro” e pubblica immagini di mirini puntati sugli uccelli, la realtà giuridica ed economica della Repubblica Italiana è la seguente.
Procedura d’Infrazione UE n. INFR(2021)2016 – Italia verso la Condanna
Il contrasto alle specie aliene invasive di importanza unionale è stabilito tassativamente dal Regolamento UE 1143/2014, che impone agli Stati membri l’eradicazione o la drastica riduzione numerica di specie devastanti come l’Ibis sacro. A causa delle continue paralisi e dell’assenza di strategie efficaci, nel 2021 la Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia. Dopo un secondo richiamo disatteso, l’Italia è stata deferita alla Corte di Giustizia Europea. Se la Corte confermerà l’inadempienza, lo Stato italiano (e quindi i contribuenti) verrà condannato a una sanzione pecuniaria giornaliera elevatissima.
Come documentato dagli atti della Regione Toscana e sollecitato a più riprese dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE):
- La Regione ha attivato dal 2024 un monitoraggio scientifico continuo con l’Università di Firenze e il Centro Ornitologico Toscano (COT).
- I controlli sul campo, ai sensi dell’art. 37 della L.R. 3/94 e del Piano Straordinario, condotti fino a giugno 2026 dalla Polizia Provinciale, si sono rivelati insufficienti da soli ad arrestare l’esplosione demografica.
- Le analisi dei contenuti stomacali condotte da ISPRA e dall’Università dell’Insubria di Varese confermano un dato biologico schiacciante: l’Ibis sacro è un predatore generalista spietato che sta facendo strage di mammiferi, rettili, anfibi autoctoni (come rane e tritoni), pesci e pulcini di specie nidificanti a terra.
- Per valutarne la dispersione, la Regione ha persino installato tag GPS su diversi individui, tracciando spostamenti fino in Pianura Padana (Novara e Pavia).
La deroga concessa dalla Toscana e la strumentalizzazione del parere ISPRA
Le associazioni contrarie agli abbattimenti usano il parere di ISPRA (protocollo del 23 giugno 2026) per chiedere l’annullamento della Delibera 842/2026.
Ma le sigle animaliste compiono un’operazione di grave omissione informativa:
- ISPRA non ha mai messo in dubbio la necessità di eradicare l’Ibis sacro, riconoscendolo come minaccia ecologica per la biodiversità italiana.
- Le riserve di ISPRA riguardavano unicamente il timore che una caccia generalizzata potesse spaventare gli stormi e indurre la dispersione degli individui in altre zone umide.
Tuttavia, di fronte alla paralisi operativa, all’esiguo numero di agenti di Polizia Provinciale e all’incombere della multa da parte dell’Unione Europea, la Regione Toscana ha dovuto responsabilmente integrare il controllo ai sensi dell’ art 37 l.r 3/94 con il prelievo venatorio aperto ai cacciatori residenti (dal 20 settembre 2026 al 31 gennaio 2027) per ridurre i numeri della specie aliena.
L’ostruzionismo contro il contenimento dell’Ibis sacro rivela il cortocircuito etico del dogmatismo ambientalista/animalista:
- Falsa compassione ecologica: Mostrare volantini drammatici per salvaguardare l’ibis sacro significa condannare a morte silenziosa migliaia di anfibi e uccelli nativi delle zone umide maremmane (come la Laguna di Orbetello e le riserve del Grossetano). L’Ibis sacro devasta le garzaie di specie autoctone protette, depredandone uova e nidiacei.
- La retorica della “colpa dell’uomo”: Ripetere che “è stato l’uomo a introdurlo e quindi non bisogna sparare agli animali” è una scusa demagogica. Proprio perché l’Ibis sacro si trova in Italia a causa di fughe da strutture private ed errori umani, l’uomo ha l’obbligo etico, ecologico e legale di rimediare all’errore ed eradicare la specie aliena.
- Miopia finanziaria: Ogni ricorso al TAR, ogni campagna di disinformazione e ogni delibera bloccata rallentano l’eradicazione, facendo moltiplicare gli individui ed allontanando l’Italia dagli standard UE. Quando arriverà la multa della Corte di Giustizia Europea, a pagarla non saranno i bilanci delle ONGs animaliste, ma i cittadini con le proprie tasse.
Scienza ed ecologia, non Fake News cromatiche
Continuare a propinare la favola dell’Ibis sacro “confondibile” con l’Ibis eremita o con il Mignattaio è un’operazione propagandistica da respingere con fermezza.
La tutela dell’ambiente non si fa con il sentimentalismo antropomorfico verso le singole specie , ma con la rigida protezione degli ecosistemi e delle specie native endangered. Il contenimento dell’Ibis sacro non è “caccia selvaggia”, ma una misura di conservazione biologica urgente ed un dovere verso la legge europea. È tempo che la politica e la gestione faunistica seguano i dati della scienza e della legge, lasciando le bizzarre teorie sull’inversione dei colori al margine del dibattito pubblico.