all’Isola d’Elba c’è davvero la volontà di svoltare?
Un cinghiale investito a bordo strada e, adagiato accanto alla carcassa, un mazzo di tre rose rosse. Un omaggio surrealista che racchiude in una singola immagine il corto circuito culturale ed ecologico dell’Isola d’Elba. Da una parte chi vede nell’ungulato un simbolo di natura da tutelare a prescindere; dall’altra chi ne subisce quotidianamente le conseguenze devastanti su agricoltura, biodiversità e sicurezza stradale.
In questo scenario al limite del paradosso si inserisce la nomina di Paolo Chttps://www.elbapress.it/2026/07/21/paolo-cassola-sara-il-commissario-per-lemergenza-ungulati/assola a Commissario straordinario per l’emergenza ungulati all’Isola d’Elba. Una figura di comprovata competenza che rappresenta la migliore garanzia possibile per un territorio ormai stremato.
Tuttavia, di fronte all’ennesimo intervento straordinario, un dubbio sorge spontaneo: si vuole davvero raggiungere l’obiettivo di contenimento ed eradicazione, o si continuerà a usare la burocrazia per temporeggiare?
Decenni di allarmi: il grido inascoltato del territorio
La situazione attuale non nasce ieri. Sono decenni che associazioni di categoria, agricoltori, operatori turistici, amministratori locali e cittadini lanciano appelli disperati. Ogni stagione porta con sé il medesimo bollettino di guerra: campi devastati, muretti a secco distrutti, incidenti stradali e biodiversità autoctona compromessa.
A fronte di questo quadro drammatico, la risposta negli anni è stata una sequenza infinita di promesse, tavoli tecnici e annunci ad effetto a cui non sono mai seguiti fatti concreti. Mentre la popolazione di ungulati continuava a moltiplicarsi indisturbata.
Se in oltre vent’anni di denunce nessun piano è mai stato portatato a termine, le risposte possibili sono soltanto due:
- Incapacità gestionale cronica nel tradurre le parole in norme ed interventi operativi.
- Convenienza dello status quo, dove mantenere un’emergenza perenne permette di non scontentare nessuno — bilanciando le pressioni del mondo venatorio con le proteste dell’estremismo animalista — e di rinviare continuamente le responsabilità.
Assegnare un incarico a un tecnico competente è un segnale importante, ma rischia di trasformarsi nell’ennesimo paravento istituzionale se la politica non fornirà al Commissario strumenti operativi reali, risorse immediate e pieno sostegno decisionale.
Ripensare la gestione della fauna selvatica all’Elba
I presupposti per fare bene ci sono tutti e la determinazione delle associazioni locali rimane altissima. Quello che manca, e che ci piacerebbe vedere fin da subito, è il coraggio di uscire dalla zona di comfort burocratica per applicare soluzioni drastiche, trasparenti e prive di sconti ideologici.
Quelle tre rose rosse lasciate sull’asfalto accanto al cinghiale fanno purtroppo riflettere in un mondo che a volte si lascia travolgere dalle ideologie e perde di vista gli obiettivi.