DDL 1552: L’Europa prova a dettare legge. Ecco perché la lettera di Bruxelles è inaccettabile.
Nelle ultime ore è stata resa pubblica una lettera inviata a dicembre 2025 da Ion Codescu, Direttore facente funzione della Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, indirizzata ai vertici del nostro Ministero dell’Ambiente. Oggetto del contendere: il disegno di legge n. 1552, attualmente all’esame del Parlamento italiano, che mira a riformare la storica legge 157/92 sulla protezione della fauna e l’attività venatoria.
Abbiamo analizzato con attenzione il contenuto di questa missiva e la nostra posizione è netta: siamo di fronte a un’intromissione ingiustificata e basata su presupposti tecnici errati.

La “fake news” sulle aziende agrituristico-venatorie
Uno dei punti più critici della lettera di Codescu riguarda la presunta estensione del periodo di caccia nelle aziende agrituristico-venatorie oltre la chiusura stagionale. La Commissione sostiene che questo violerebbe le Direttive Habitat e Uccelli.
La realtà è diversa. Affermare che il DDL 1552 voglia “prolungare la caccia” indiscriminatamente è una lettura distorta. L’attività in queste strutture riguarda da almeno 34 anni esemplari allevati e reintrodotti, una dinamica differente dal prelievo venatorio della fauna selvatica stanziale o migratoria cacciabile. Confondere i due piani è un errore tecnico che palesa una scarsa conoscenza del modello gestionale italiano.
Un passaggio della lettera che riteniamo inaccettabile è, inoltre, quello relativo alla riduzione del peso del parere di ISPRA, che da vincolante passerebbe a consultivo. Il parere di ISPRA, già oggi non è obbligatorio ma non vincolante e la proposta di modifica legislativa non prevede che questo aspetto cambi.
Riteniamo poi che venga chiaramente affermato il fatto che sia prerogativa del Parlamento italiano, espressione della volontà popolare, legiferare in base alle necessità del territorio.
Viene inoltre contestato anche l’uso di dispositivi optoelettronici per la caccia selettiva agli ungulati.
È paradossale che, mentre l’Italia affronta un’emergenza senza precedenti legata alla proliferazione di specie che causano milioni di euro di danni all’agricoltura e mettono a rischio la sicurezza stradale, oltre alla minaccia della diffusione della PSA, l’Europa si appelli a norme che nascono per evitare proprio il contrario cioè che si utilizzino metodi o strumenti non selettivi.
Non è accettabile che la gestione del nostro patrimonio naturale venga commissariata da funzionari che operano a mille chilometri di distanza dai nostri boschi e dalle nostre campagne.
Siamo ufficialmente a disposizione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Governo per:
- Redigere una risposta tecnica puntuale che smonti le inesattezze contenute nella lettera di Codescu.
- Fornire dati certi sulla gestione della fauna e sulla realtà delle aziende venatorie.
- Difendere il diritto dell’Italia di modernizzare la propria legislazione senza subire condizionamenti ideologici.
Il DDL 1552, sul quale non ci compete esprimere giudizi di merito, non è un “attacco alla natura”, ma un tentativo di aggiornare una legge vecchia di oltre trent’anni. La lettera della Commissione Europea appare più come un atto politico volto a intimidire il legislatore nazionale che come un reale contributo tecnico.