L’ultimo rapporto sui dati del consumo di suolo rivela un’accelerazione preoccupante: il 7,17% del territorio italiano è ormai impermeabilizzato. Un’analisi delle cause, dal boom del fotovoltaico a terra alla cementificazione in aree a rischio, evidenzia la spaccatura interna al movimento ambientalista.
I dati relativi al consumo di suolo del 2024 dipingono un quadro critico per l’Italia, documentando un’accelerazione drammatica nella trasformazione di aree naturali in superfici artificiali. Questo fenomeno non solo espone il Paese a maggiori rischi ambientali, ma rivela anche una dinamica complessa e, per certi versi, contraddittoria nel dibattito sulla transizione energetica.
Consumo di suolo: i dati di un anno record
Il 2024 segna il picco del consumo di suolo degli ultimi dodici anni, con indicatori in forte crescita che si concentrano in poche cifre allarmanti:
- 83,7 km² di territorio sono stati trasformati, un aumento del 15,6% rispetto al 2023. Il ritmo è di 2,7 m² al secondo.
- Le coperture artificiali occupano oggi 21.500 km², ovvero il 7,17% del territorio italiano, una percentuale ben superiore alla media europea del 4,4%. Il consumo netto è di 78,5 km².
- La cementificazione avanza anche in regioni con popolazione stabile o in decrescita, indicando che il consumo è guidato da dinamiche economiche e infrastrutturali, non da necessità abitative.
Le cause: il peso del fotovoltaico e il rischio idrogeologico
Tra le cause principali del nuovo consumo spicca l’espansione degli impianti fotovoltaici a terra.
La controintuitiva scelta sul fotovoltaico
Nel 2024, gli impianti fotovoltaici a terra hanno assorbito +1.702 ettari di suolo (l’80% sottratto all’agricoltura), un dato in fortissima crescita rispetto agli anni precedenti.
Proprio in relazione a questo fenomeno è opportuno ricordare che alcune realtà ambientaliste stentano a definire il fotovoltaico a terra come un chiaro esempio di consumo di suolo e adottano una posizione in contrasto con la tutela del territorio.
La pericolosa espansione in aree fragili
L’altra grave criticità riguarda l’avanzamento della cementificazione in zone già vulnerabili:
- Il consumo annuale in aree a pericolosità idraulica media è aumentato di +1.303 ettari.
- Anche il consumo nelle aree a rischio di frana ha ripreso ad accelerare con +608 ettari trasformati.
Questa tendenza dimostra che la pianificazione territoriale continua a ignorare i vincoli di sicurezza, aumentando l’esposizione del Paese ai disastri naturali.
In conclusione, il report 2024 è un monito: l’Italia sta sacrificando il suo suolo ad un ritmo insostenibile, con decisioni che, anche se volte alla transizione energetica, non rispettano la fragilità del territorio e alimentano un dibattito complesso e internamente diviso sulla vera sostenibilità delle rinnovabili.