Roma Capitale e il caos tesserini venatori: Le associazioni insorgono contro i blocchi burocratici

È rivolta corale nel mondo venatorio capitolino in vista della stagione 2026/2027. Tra cavilli burocratici privi di qualsiasi supporto normativo, uffici municipali allo sbaraglio e palesi contraddizioni istituzionali, migliaia di cacciatori romani si trovano di fronte a un muro invisibile ma invalicabile per il ritiro del proprio tesserino venatorio.

A denunciare compattamente la gravità della situazione sono tutte le Associazioni Venatorie e i relativi Circoli operanti sul territorio di Roma Capitale, esasperati da un disservizio che sta paralizzando le attività di assistenza agli iscritti e che si configura come un vero e proprio ostacolo al libero esercizio dell’attività venatoria.

L’assurdo del 2026: servizio frammentato e diritti calpestati

Da sempre, i Circoli e le Associazioni venatorie svolgono una funzione fondamentale di intermediazione sociale e amministrativa. Per anni, la gestione dei tesserini è avvenuta in maniera centralizzata ed efficiente: attraverso la delega collettiva dei soci, le strutture associative provvedevano al ritiro dei tesserini per i propri iscritti (anche se residenti in Municipi diversi), garantendo ordine, tempestività e sollevando gli uffici pubblici da migliaia di pratiche individuali e code inutili agli sportelli.

Per la stagione venatoria 2026/2027, la svolta punitiva: tale modalità viene arbitrariamente vietata e il rilascio viene ricondotto esclusivamente al Municipio di residenza anagrafica del singolo cacciatore. Anche il singolo quindi è costretto, senza essere preventivamente informato, a ritirare il tesserino solo nel proprio municipio di appartenenza. Questa decisione sta creando un enorme disagio a tutto il settore oltre che a rallentare il lavoro degli uffici.

Il risultato? Assistenza paralizzata, uffici municipali intasati dagli appuntamenti e una vera e propria corsa ad ostacoli per i cittadini cacciatori, in particolare lavoratori e anziani.

Ciò che trasforma il disservizio in un vero e proprio scandalo amministrativo è la totale illegittimità normativa della misura.

Il quadro normativo regionale del Lazio parla chiaro:

  • Legge Regionale n. 31/1978 (Art. 3): stabilisce che il tesserino viene rilasciato dalla Regione che nell’operazione “si avvale dei comuni”.
  • Legge Regionale n. 17/1995 (Art. 20): ribadisce che l’Area Decentrata Agricoltura (ADA) rilascia il tesserino avvalendosi dei Comuni.
  • D.G.R. n. 56/2016: specifica che il Comune provvede al rilascio dei tesserini venatori ai “cittadini residenti” (riferito al territorio del Comune di Roma Capitale, inteso come unicum amministrativo e territoriale).

A conferma di ciò, la stessa Area Decentrata Agricoltura (ADA) Lazio Centro è dovuta intervenire con note ufficiali come quella del luglio del 2025.

Nel documento firmato dai vertici dirigenti dell’ADA si legge testualmente:

“Il comune e/o Municipio provvede al rilascio dei tesserini venatori escusivamente asi cittadini con residenza anagrafica nella Provincia di Roma.”

A rendere ancor più incomprensibile questa stretta burocratica è il confronto con la precedente piattaforma informatica gestita dalla Città Metropolitana di Roma Capitale. Come dimostra la documentazione disponibile, il sistema informatico consentiva una gestione snella e flessibile: il cacciatore poteva indicare separatamente il Municipio di residenza e il Municipio presso il quale richiedere il tesserino.

Perché si è scelto di smantellare un modello funzionante per sostituirlo con un sistema farraginoso, rigido e apertamente in contrasto con le leggi regionali?

Dietro presunte “difficoltà logistiche” si cela la precisa volontà di penalizzare ed estenuare il mondo venatorio.

In un periodo storico in cui la figura del cacciatore è indispensabile per la tutela ambientale, la prevenzione dei danni all’agricoltura e il contenimento della fauna selvatica (a partire dall’emergenza Peste Suina Africana), le istituzioni locali rispondono aumentando i vincoli e moltiplicando la burocrazia.

Per superare questa grave impasse, tutte le Associazioni Venatorie del territorio stanno convergendo verso un’azione comune e unitaria nei confronti di Roma Capitale, della Regione Lazio e del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Regionale (CTFVR).

Le richieste prioritarie e non negoziabili poste sul tavolo istituzionale sono:

  1. Annullamento immediato delle restrizioni municipali: ripristino della validità dell’intero territorio di Roma Capitale come ambito unico di erogazione del servizio di rilascio.
  2. Riconoscimento delle deleghe associative: autorizzare i Circoli e le Associazioni al ritiro cumulativo dei tesserini per i propri iscritti presso qualunque Municipio prescelto.
  3. Intervento urgente del CTFVR: apertura di un tavolo di confronto unitario per definire un protocollo omogeneo valevole per tutti i Municipi romani, ponendo fine a interpretazioni arbitrarie e difformi.

I cacciatori romani pagano regolarmente le tessere, le tasse regionali e le concessioni statali per esercitare un’attività regolamentata dalla legge. È intollerabile che l’esercizio di un diritto venga subordinato all’arbitrio o alle difficoltà organizzative dei singoli Municipi.

È il momento che tutto il mondo venatorio faccia fronte comune per pretendere il rispetto delle leggi e il ripristino della trasparenza amministrativa.