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La caccia in riserva: scopri quali sono le aree private per l’attività venatoria regolamentata. Scopri le tipologie, il funzionamento e le stagioni per la tua passione. Le riserve di caccia, meglio note come Istituti Faunistici, sono aree appositamente delimitate e gestite destinate sia alla conservazione delle specie animali selvatiche, sia al prelievo regolamentato della selvaggina. 

Possiamo distinguere due tipologie differenti di riserve di caccia: le Aziende faunistico-venatorie (AFV) e le Aziende agri-turistico-venatorie (AATV). Nelle prime, la caccia è regolamentata dal calendario venatorio regionale e l’immissione di fauna selvatica non è consentita dopo il 31 agosto di ogni anno. Nelle Aziende agri-turistico-venatorie invece, avviene una gestione della fauna selvatica allevata con immissioni durante tutto l’anno. Quest’ultime inoltre dovrebbero essere preferibilmente situate nei territori di scarso rilievo faunistico.

Sostanzialmente quindi, le aziende faunistico-venatorie sono centri di conservazione e gestione faunistica, mentre le aziende agrituristico-venatorie sono aziende agricole che hanno come scopo l’utilizzazione produttiva della fauna selvatica di allevamento.

Come funziona la caccia in riserva

Analizziamo adesso il lato pratico dell’attività venatoria all’interno delle riserve. Ecco le caratteristiche principali della caccia in riserva:

    • accesso riservato: la caccia nell’area della riserva è consentito solo ai cacciatori autorizzati. In molte riserve è possibile cacciare anche come ospiti, previo rilascio di un permesso giornaliero;
    • prelievo regolamentato: la caccia è consentita solo rispettando regole rigorose, stabilite da regolamenti interni e dalla normativa nazionale e regionale. Queste norme riguardano specie cacciabili, periodi, modalità di caccia e limiti di carniere;
    • specie cacciabili: ogni riserva stabilisce quali specie possono essere cacciate, in base alla normativa nazionale (LN 157/1992), ai regolamenti regionali e al regolamento interno della riserva;
    • modalità di caccia: in base anche alla selvaggina cacciabile sono previste regole specifiche sulle tecniche consentite: ad esempio caccia vagante, da appostamento fisso o temporaneo ecc;
    • personale specializzato: le riserve mettono spesso a disposizione dei cacciatori degli accompagnatori, persone formate per garantire che lo svolgimento dell’attività venatoria volga al meglio.

Queste sono le caratteristiche principali, alle quali possiamo aggiungere, servizi correlati come il vitto e l’alloggio per cacciatori e cani, la preparazione dei trofei e la lavorazione della selvaggina.

    Quali sono le stagioni di caccia

    Le stagioni di caccia sono diverse, direttamente correlate alle specie oggetto dell’attività venatoria, regolamentate dal Calendario Venatorio Regionale. Quindi, ogni Regione ha il proprio calendario e potenzialmente stagioni di caccia diverse. Chiaramente nella delibera del Calendario Venatorio ogni Consiglio Regionale dovrà rispettare tutte le fonti del diritto in materia. 

    Per quanto riguarda il periodo di caccia, possiamo dire che in Italia solitamente si può cacciare la selvaggina stanziale e migratoria dalla terza domenica di settembre fino al 31 gennaio dell’anno successivo. Gli ungulati hanno periodi di caccia diversi, in base alle differenti scelte Regionali, possono essere cacciati anche d’estate, mentre d’inverno principalmente nei mesi di febbraio e marzo.

    Le specie cacciabili non sono molte, infatti gli uccelli cacciabili sono circa 36, mentre per quanto riguarda gli ungulati sono solo 6: il capriolo, il daino, il cinghiale, il camoscio, il muflone ed il cervo. A queste dobbiamo aggiungere la lepre (Lepus europaeus), il coniglio selvatico europeo (Oryctolagus cuniculus) e il silvilago orientale (Sylvilagus floridanus), meglio noto come “Minilepre”.

    Come abbiamo evidenziato in precedenza, anche la caccia nelle Aziende faunistico-venatorie (AFV) deve ottemperare a quanto previsto dal calendario venatorio regionale.

    addestramento cani in riserva

     

    La caccia in riserva permette di addestrare i cani

    Uno degli aspetti più apprezzati della caccia in riserva è proprio quella dell’addestramento dei cani da caccia, soprattutto di cuccioli e cuccioloni. Infatti, essendo il periodo della caccia ristretto e la possibilità di incontrare selvatici spesso scarsa, poter andare con il proprio ausiliare in riserva è un’ottima soluzione per molti cacciatori. In riserva è possibile addestrare il cane con la certezza di incontrare molti selvatici, in un’area sicura, molte volte anche recintata, dedicandosi senza distrazioni alla complessa arte dell’addestramento.

    Due sono le tipologie di cani da caccia che necessitano principalmente di questa tipologia di addestramento: i cani da ferma e quelli da seguita. I primi perché necessitano di un addestramento costante, rigoroso e frequente durante i primi anni di vita. I cani da seguita perché possano in modo sicuro prendere confidenza con le tracce e l’odore del cinghiale, della lepre e della volpe proseguendo fino all’incontro controllato in aree recintate.

    Così come la caccia anche l’addestramento dei cani in riserva è regolamentato. Esistono due tipologie diverse di addestramento cani: l’addestramento cani “con sparo” e quello “senza sparo”. La differenza è evidente infatti, il primo consiste in una vera e propria simulazione di caccia; mentre nel secondo si addestra il cane sul selvatico senza però abbatterlo.

    Scopri le nostre riserve di caccia

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