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Un recente caso giudiziario, discusso di fronte alla Corte di Cassazione, ha riacceso i riflettori sulla questione degli incidenti stradali causati da animali selvatici. L’ordinanza n. 21427 del 25 luglio 2025 ha esaminato il ricorso di un automobilista, A.A., che nel 2019 aveva subito danni al proprio veicolo a seguito di una collisione con un capriolo sulla S.P. 78 Picena. La sentenza della Corte ha ribaltato le decisioni precedenti, stabilendo che la responsabilità per tali danni ricade sulla Regione Marche, titolare della gestione della fauna selvatica.

La Corte ha chiarito che la responsabilità non è da inquadrare come una colpa generica (art. 2043 c.c.), ma piuttosto come responsabilità oggettiva del proprietario dell’animale (art. 2052 c.c.). L’animale selvatico è infatti considerato parte del patrimonio indisponibile dello Stato, gestito dalle Regioni, e quindi la Regione è tenuta a risarcire i danni a meno che non si dimostri il “caso fortuito”. Il conducente, dal canto suo, deve dimostrare di aver guidato con prudenza e che la condotta dell’animale fosse imprevedibile e irrazionale, rendendo l’incidente inevitabile.

L’attività venatoria come strumento di prevenzione

In questo contesto, l’attività venatoria assume un ruolo cruciale nella prevenzione di incidenti simili a quello esaminato dalla Corte. Gestire la fauna selvatica non significa solo tutelarla, ma anche controllarne la popolazione per garantire un equilibrio sostenibile che riduca i rischi per la sicurezza pubblica. La caccia di selezione e in braccata sono certamente fra gli strumenti principali per regolare la densità degli ungulati, come caprioli, cinghiali e cervi, che sono causa di incidenti nella maggior parte dei casi.

La sovrappopolazione di queste specie può portare a un aumento del numero di attraversamenti stradali, incrementando il rischio di collisioni. Anche attraverso i piani di abbattimento la Regione può intervenire verso una concreta riduzione del numero di capi in determinate aree, diminuendo di conseguenza la probabilità di incidenti.

Incidenti stradali e fauna selvatica

Le misure di prevenzione alternative

Sebbene l’attività venatoria sia un elemento chiave, la prevenzione non si esaurisce con essa. Il tribunale ha rilevato l’importanza di altre misure che avrebbero potuto essere adottate, come l’installazione di segnaletica stradale che avvisi del pericolo di attraversamento da parte di animali, dissuasori ottici e barriere di contenimento lungo le carreggiate, misure che l’automobilista ha lamentato fossero assenti.

L’ordinanza della Corte di Cassazione, pur concentrandosi sugli aspetti legali e sulla ripartizione della responsabilità, mette in luce l’importanza di una gestione integrata della fauna selvatica. Questo approccio non si limita alla tutela degli animali, ma considera anche la sicurezza delle persone e la necessità di interventi mirati e coordinati per minimizzare i rischi per la circolazione stradale.

Alcuni dati relativi agli incidenti causati dalla fauna nel 2024

Nel 2024 sulla rete viaria nazionale si sono registrati 199 incidenti gravi causati dagli animali che hanno causato 14 morti e 254 feriti secondo l’analisi Coldiretti su dati Asaps dalla quale si evidenzia che ben 181 sinistri hanno riguardato un animale selvatico, in aumento del 6% rispetto ai 170 dell’anno precedente. Una situazione grave che compromette la sicurezza della circolazione sulle strade provinciali, nazionali e sulle autostrade secondo l‘Osservatorio sugli incidenti con animali dell’ ASAPS che registra peraltro i soli dati riferiti a quei sinistri nei quali sono le persone a subire lesioni e in alcuni casi con conseguenze mortali. In realtà gli incidenti con impatto contro animali nei quali si registrano solo danni ai veicoli sono migliaia e per l’associazione è impossibile raccogliere questi dati.