LA GESTIONE DELLA TORTORA SELVATICA NEL 2026 tra prelievo zero e uccellagione all’estero

Una recente nota informativa emanata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica delinea un quadro per la gestione Tortora selvatica 2026 che, al di là dei tecnicismi burocratici, si traduce nei fatti in una moratoria completa e assoluta per l’Italia. Il documento recepisce le indicazioni della Commissione Europea e della Task Force on the Recovery of Bird Species del 18 maggio 2026, scaricando ancora una volta l’intero peso della conservazione della specie sulle spalle del territorio italiano, delle sue Regioni e del suo comparto agricolo.

La beffa dei 1.050 capi

Sebbene a livello teorico l’Europa comunichi il successo demografico della flyway occidentale tortora (con 2,12 milioni di coppie nidificanti nel 2025 e una crescita netta del 46,6% in quattro anni, l’applicazione pratica per l’Italia si rivela una vera e propria beffa.

Il meccanismo di ripartizione della quota europea (pari all’1,5% del patrimonio post-riproduttivo) ha applicato criteri penalizzanti per il nostro Paese, riducendo la già misera quota storica del 30% a causa di un “contributo insufficiente al ripristino degli habitat”. Il risultato? Un tetto massimo nazionale ridicolo, pari ad appena 1.050 capi.

Ripartizione della quota europea 2026:

  • Spagna: 121.500 capi (Prelievo venatorio autorizzato)
  • Portogallo: 15.000 capi (Prelievo venatorio autorizzato)
  • Francia: 12.000 capi (Prelievo venatorio autorizzato)
  • Italia (Nord-Ovest: Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta): 1.050 capi (nel periodo della preapertura la specie non è più presente)

E’ opportuno considerare anche che questa esigua quota di 1.050 capi dovrebbe essere tecnicamente suddivisa e monitorata in tempo reale tra Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta (amministrazioni che già nel 2025 avevano prudentemente escluso la specie dal proprio calendario).

Flyway centro-orientale: prelievo zero

Sul fronte della flyway centro-orientale declino, la Commissione Europea ha fornito, ancora una volta, la raccomandazione di non prelievo (quota zero) per la stagione venatoria 2026. La motivazione risiede nel minimo storico di 619.500 coppie registrato nel periodo 2022-2025 (un crollo del 41% rispetto al 2003).

Tuttavia, la nota del MASE ammette implicitamente un fallimento diplomatico e normativo europeo: mentre l’Italia si è disciplinatamente adeguata negli anni azzerando i carnieri (con l’unica isolata eccezione della Sicilia nel 2025), quasi tutti gli altri Stati membri del corridoio centro-orientale hanno continuato ad autorizzare abbattimenti nei loro territori per quattro stagioni consecutive, ignorando le raccomandazioni comunitarie.

Il Paradosso di una Moratoria Unilaterale: Sommando il prelievo zero obbligatorio sulla flyway centro-orientale (che copre quasi tutta la penisola) e l’inapplicabilità tecnica della quota di 1.050 capi nel Nord-Ovest, il verdetto per la stagione 2026/2027 è scritto: l’Italia è sottoposta a una moratoria completa.

Il paradosso agricolo: Sacrifici in Italia, stragi all’estero con ogni mezzo

L’aspetto più inaccettabile e contestato delle linee guida europee, recepite nel piano ripristino nazionale MASE, risiede nelle pesanti richieste di condizionalità imposte al mondo agricolo italiano. Alle nostre aziende e agli enti territoriali viene chiesto di modificare le pratiche produttive per favorire la Tortora selvatica, attraverso:

  • L’obbligo di mantenere i terreni a riposo (fallow land) e le stoppie invernali, limitando la produttività del suolo.
  • La drastica riduzione degli input chimici e dei fitofarmaci nei cropland, esponendo le colture a parassiti e malerbe.
  • La modifica e il ritardo dei calendari di sfalcio e raccolta, con evidenti perdite economiche per le imprese agricole.

Tutti questi sacrifici normativi ed economici richiesti ai produttori italiani diventano del tutto inutili di fronte alla totale assenza di tutela e regolamentazione che questa specie sperimenta non appena varca i confini dell’UE lungo le sue rotte migratorie.

È scientificamente documentato che nei Paesi del bacino del Mediterraneo non comunitari, nel Nord Africa e in Medio Oriente, la Tortora selvatica viene insidiata stabilmente con ogni mezzo, comprese le reti, al di fuori di qualsiasi criterio di sostenibilità o rispetto dei cicli biologici.

Risulta evidente l’incoerenza di imporre alle Regioni italiane pesanti vincoli sui propri territori e di costringere il comparto agricolo a rinunciare a fette di reddito in nome della biodiversità, quando la specie è oggetto di un prelievo incontrollato, distruttivo e non regolamentato, nei Paesi terzi che insistono sulle medesime flyway.

La nota ministeriale, pur ricordando che la potestà legislativa in materia di calendario venatorio Regioni spetta in via esclusiva alle Regioni e alle Province Autonome, esercita una pressione tale da svuotare di fatto questa autonomia. Richiedere “motivazioni particolarmente robuste” e istruttorie scientifiche insostenibili per derogare al prelievo zero, richiamando in modo minaccioso l’articolo 7 della Direttiva Uccelli, significa blindare politicamente le scelte locali.

Le Regioni si trovano incastrate tra le legittime richieste del mondo rurale e venatorio – che chiede un prelievo limitato e dignitoso basato sulla reale presenza della specie sul territorio – e i vincoli imposti dal Ministero esecutore delle decisioni di Bruxelles.