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Una svolta significativa nella lotta alla Peste Suina Africana (PSA) è stata annunciata dal Commissario Straordinario Giovanni Filippini. La nuova Ordinanza 3/2025, in vigore dal 16 luglio 2025 al 28 marzo 2026, ridisegna completamente le strategie di eradicazione e sorveglianza, con un focus particolare sul depopolamento del cinghiale. Le modifiche, tuttavia, non mancheranno di generare discussioni, specialmente nel mondo venatorio.

Le principali novità dell’ordinanza 3/2025

L’ordinanza conferma l’importanza delle barriere fisiche come strumento chiave per contenere la diffusione del virus. Restano invariate le attuali Zone di Restrizione (I, II e III) e la Zona CEV. A queste si aggiunge una nuova “Zona di riduzione della densità di cinghiale per il cluster del nord Italia”, una fascia di 10 km che si estende dal bordo esterno della Zona CEV o della ZR I, dove gli sforzi per la riduzione della densità dei cinghiali saranno intensificati. Anche le misure per le attività ludico-ricreative all’aperto nelle zone soggette a restrizione sono confermate.

Caccia al Cinghiale: Un duro colpo alla caccia collettiva

Il documento firmato da Filippini sembra però ridimensionare il ruolo del settore venatorio. L’ordinanza introduce un giro di vite significativo contro la caccia collettiva, intesa come attività svolta con “più di 3 operatori e con più di 3 cani in totale”.

Nelle Zone di Restrizione II e III, la caccia collettiva è ora vietata per qualsiasi specie, e ogni forma di prelievo venatorio nei confronti del cinghiale, comprese gare, prove cinofile e addestramento cani, è proibita.

La vera rivoluzione riguarda però la Zona CEV, dove il ricorso a modalità di prelievo collettive è espressamente vietato anche per le attività di controllo. L’ordinanza sottolinea che le attività di depopolamento dovranno essere attuate principalmente tramite trappolaggio e tiro selettivo.

Per il controllo nelle Zone II e III, oltre alla selezione e alle trappole, viene consentita solo la girata con un massimo di 3 cani e 15 persone. Questo limite è da intendersi per unità di gestione, e sono vietate le girate condotte in parallelo con altre squadre nella medesima unità.

Chi può depopolare e dove? Obbiettivo “densità zero”

Gli “operatori” ammessi alle operazioni di depopolamento rimangono quelli già definiti nelle precedenti ordinanze e devono essere residenti nelle rispettive zone soggette a restrizione.

Un’altra restrizione importante è che gli operatori che prendono parte a tali attività nelle Zone di Restrizione II e III non potranno svolgere attività venatoria al cinghiale nelle Zone di Restrizione I, nella Zona CEV e nelle zone indenni.

Nonostante le limitazioni sui metodi di prelievo, l’ordinanza spinge fortemente verso una drastica riduzione della specie. Per le Zone I non comprese nella Zona CEV, l’obiettivo è un abbattimento del 150% dei cinghiali rispetto agli anni precedenti. Per le aree pianeggianti incluse nella nuova “Zona di riduzione della densità di cinghiale per il cluster del nord Italia”, l’obiettivo è addirittura la “densità obiettivo zero”.

Infine, per la ricerca delle carcasse e il monitoraggio passivo, l’ordinanza prevede il ricorso a unità cinofile specializzate in collaborazione con l’Enci.

Le nuove regole mirano a rafforzare l’eradicazione della PSA, ma la loro applicazione richiederà una stretta collaborazione e un’attenta valutazione degli impatti sul territorio e sul mondo venatorio. Non appare opportuno chiedere uno sforzo ad una categoria di cittadini e poi, proprio in forza di questo impegno, penalizzarli nel libero esercizio della loro passione.