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Con l’ordinanza pubblicata oggi viene respinta la richiesta della Regione Lombardia confermato il divieto di caccia nei valichi montani

Il Consiglio di Stato ha pubblicato in data odierna una preoccupante ordinanza cautelare con cui respinge l’istanza della Regione Lombardia volta a sospendere il divieto di caccia nei valichi montani, confermando di fatto la validità della decisione del TAR Lombardia (sentenza n. 482/2024).

L’istanza regionale, che poggiava su solide basi scientifiche, mirava a ottenere una sospensione urgente del divieto, sostenendo inoltre che fosse necessario intervenire per ragioni legate alla gestione faunistica del cinghiale e al contenimento del rischio sanitario connesso alla peste suina africana.

Le motivazioni del Consiglio di Stato

Nell’ordinanza si legge chiaramente che, nelle more della decisione di merito, è necessario mantenere la situazione attuale (res adhuc integra), tenuto conto di tre elementi fondamentali:

  • la natura degli interessi in gioco, connessi alla tutela dell’ambiente e della fauna;
  • la genericità delle argomentazioni presentate dalla Regione in merito al pericolo derivante dall’immediata applicazione del divieto;
  • la mancanza di prove concrete circa la presenza di cinghiali infetti da peste suina africana nei valichi montani.

Applicazione estensiva del divieto anche al cinghiale

Uno degli aspetti più rilevanti di questa ordinanza è l’implicita conferma della legittimità di un’interpretazione estensiva del divieto di caccia nei valichi, originariamente pensato per tutelare l’avifauna migratoria durante specifici periodi, anche alla specie cinghiale e alla fauna stanziale.

Questo preoccupante orientamento conferma che, anche in assenza di dati scientifici certi la tutela ambientale e faunistica sembra possa essere garantita solo vietando completamente l’attività venatoria in enormi porzioni di territorio. L’attività venatoria moderna dovrebbe invece essere disciplinata seguendo orientamenti scientifici chiari che non facciano leva su argomentazioni ideologiche o strumentali.

Conseguenze per la stagione venatoria

Fino alla sentenza di merito — attesa nei prossimi mesi — la caccia nei valichi montani resta vietata per tutte le specie, compresi gli ungulati e la fauna stanziale. Il contenimento dell’espansione di questa specie invasiva e le attività di prevenzione per la diffusione della PSA dovranno quindi avvenire con modalità alternative, nel rispetto delle norme vigenti e delle zone geografiche escluse dal divieto.